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A TAVOLA COL CODINO // Il posto è un po’ così, a metà tra la trattoria per camionisti e il ristorante specializzato in banchetti, immerso in una campagna un po’ piatta, quella delle sere d’estate a base di anguria e di Autan. E di rane, le migliori cucinate fritte in questo pezzo di Lomellina stretto fra le lugubri fiammelle della Raffineria del Po e le arcate d’acciaio del Ponte della Gerola. Il ristorante “da Romè” è un luogo semplice, dove si mangia bene (e in quantità) si paga poco e si guardano le storie appese alle pareti, magari sperando che spunti improvvisamente il magico codino di Roberto Baggio. Che qui è di casa e nella sua autobiografia ‘Una porta nel cielo’ ha descritto i proprietari del ristorante, i fratelli Romè, come i suoi migliori amici. Questa in realtà è una porta verso il Grande fiume, le anse e i boschi del Po che il campione ha scelto insieme alla Pampa argentina come luogo ideale per esercitare la sua passione meno buddhista: la caccia. Che secondo Baggio, non è sparare ma “attendere”. C’è poco da aspettare, invece, seduti ai tavoli di Romè per gustare le abbondanti porzioni di cucina casalinga, anche se il locale è sempre pieno e spesso e volentieri di ospiti illustri (dai compagni di squadra di Baggio a Benigni) come testimonia un enorme collage fotografico all’ingresso.