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c’e’ un paesino di origini etrusche, incastonato su una collina di tufo, dove il tempo sembra essersi fermato, molto vicino roma e ai piu’ sconosciuto (almeno credo, io l’ho scoperto solo l’anno scorso). si chiama Ceri, e per arrivarci bisogna prendere l’aurelia e, dopo Torrimpietra, quando la strada si restringe, c’e’ un bivio sulla destra con le indicazioni per Ceri. Lasciata l’aurelia ci si immerge in una strada stretta e buia, che attraversa una pineta, dove potreste incontrare al piu’ troisi benigni e vitellozzo che vi chiederanno «ma che siamo nel 1400?». questa strada vi porta direttamente all’ingresso del paese, o meglio ad un piazzale da dove, lasciate le macchine, vi inerpicherete a piedi per la ripida salita che, attraverso l’unica porta del paese, vi condurrà attraverso questo borgo magico e incantato. ci sono due o tre trattorie (sostanzialmente uguali, a parte quella che sta proprio sulla piazza che è la peggiore), ma la bellezza e il fascino del luogo prevalgono di gran lunga sulla qualità del cibo (comunque molto buono — pappardelle al cinghiale, tagliolini al tartufo, maialino al forno, cinghiale in salmì, scamorza di bufala — ma non prendete il rosso della casa perchè fa schifo).