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Allora, Roma.
L’ultima volta, ovvero agli inizi di giugno, ho bazzicato per:

  • quartiere Testaccio, «Da OIO a casa mia», via Galvani.
    cucina tipica di Roma, dai tonnarelli cacio e pepe, all’abbacchio, alle puntarelle (solo di stagione e così come i carciofi).
    Sui tonnarelli nulla da ridire, non li ho provati di persona (non mangio formaggio ne ho quasi la fobia)
    così come l’abbacchio, per i sapori forti i maccheroni alla pajata.
    Menù a base di:
    1) antipasto misto romano
    2) maccheroni alla pajata
    3) abbacchio scottadito con patate
    4) 1 caraffa di vino sfuso della casa
    5) caffè
    tot. 26 euro
    Non posso dire economico, ma già meglio delle mie parti con i prezzi.
    Locale spartano e camerieri simpatici.
    Ps. il proprietario tifa per la Roma
  • quartiere XXX, «Al ponte della Ranocchia», via Appia
    lo so è un pò vago ma l’indirizzo lo si trova comodamente su internet
    avevo visto questo locale sfogliando l’elenco dei ristoranti sulla guida dello Slow food 2003.
    Ho cenato fuori, faceva un caldo da morire. Il locale è carino, ben arredato ma piccolo.
    Anche i posti all’aperto non ve ne sono molti.
    Si possono degustare i piatti della tradizione ebraica romana e non solo.
    Menù a base di:
    1) guanciale con venature di aceto balsamico (il guanciale è fritto, ma buono)
    2) Ruota dei faraoni (passatemi il termine tagliatelle) un piatto per due persone con tagliatelle condite con pinoli, uvetta, burro ed olio
    il piatto viene diviso in due parti come il mare divise Mosè dagli egiziani, dove i mori (l’uvetta) rappresenta gli egiziani ed i pinoli gli ebrei.
    Pensavo a qualcosa di spettacolare come composizione del piatto, ma si è rivelato un buon primo.
    3) tagliata all’aceto balsamico
    buona
    4) mousse al cioccolato extrafondente con marmellata di arance dolci, una vera bontà
    il vino era un muller Thurgau, non mi ricordo il produttore, servito fresco mi ha rinfrescato per bene.
    Tot. 28 o poco più.

Roma – Quartiere Garbatella. Rigorosamente: “I SCALINI”… e non gli scalini.

Questa è una trattoria che frequento abitualmente poiché vicina al mio luogo di lavoro. Tipica locanda romana (alla carta) che, nonostante una apparenza piuttosto semplice e familiare, riserva delle sorprese straordinarie. L’assortimento giornaliero delle pietanze non è ricchissimo (5-6 piatti per tipo), tuttavia più che sufficiente per apprezzarne l’arte. Tra i primi ci sono alcune autentiche perle. Cominciando dai “commoventi” tagliolini cacio e pepe, vero cult della casa, le cui modalità di preparazione vengono abilmente sottaciute… per passare alla mirabile gricia, classica matriciana in bianco alla romanesca, ai tagliolini primavera, gli gnocchetti della casa, le orecchiette ceci e vongole, le pennette alle erbe, pasta e fagioli, rigatoni alla pajata e molte altre sorprese. Se poi volete assaggiare la checca, piatto tipico della vecchia Roma, una pasta con un condimento veloce di pomodori freschi ed aromi… beh, occorre prenotarlo telefonicamente, qualità a 5 stelle superiore! Garantito. Per i secondi la gamma qualitativa è pressoché analoga… difficile arrivarci, dopo tale varietà di primi. Baccalà alle olive o ai peperoni, straccetti alla rucola, abbacchi&polli in molte varianti, la trippa, un prezioso fritto misto… e molto, molto altro. Contorni (occhio agli squisiti fritti) ed antipasti sicuramente all’altezza, con una predilezione per le verdure (sapori della nonna). Concludere l’abbuffata con una pesca al vino o con le torte della casa è assolutamente di rigore! Prezzi… meravigliosamente onesti, se non proprio: contenuti. Piccolo spazio esterno e discreta sala interna… manca l’aria condizionata ma i ventoloni a soffitto e la bellezza di alcuni scorci della Garbatella (raffigurati sulle pareti), uniti ad alcuni versi in romanesco… rendono il tutto veramente apprezzabile.